L’amore e la follia, presentazione a Cagliari e Iglesias

Dopo l’anteprima mondiale al Torino Film Festival,
l’associazione Tratti Documentari,
è lieta di annunciare che nei giorni 25 e 26 gennaio
presenterà il film “L’amore e la follia” al pubblico di Cagliari e Iglesias.

Cagliari, venerdì 25 gennaio 2013, ore 20:00 Cineteca Sarda – Società Umanitaria (Cagliari, viale Trieste 126)

Iglesias, sabato 26 gennaio 2013, ore 19:00 Arci Iglesias – sala ex-Mattatoio (Iglesias, via Crocifisso snc)

L’autore Giuseppe Casu sarà presente in sala insieme ai due protagonisti del film Manlio Massole e Silvestro Papinuto.

esigere

L’AMORE E LA FOLLIA
con Manlio Massole e Silvestro Papinuto
soggetto e regia: Giuseppe Casu
in collaborazione con Gianluca Stazi

con il contributo di
Regione Autonoma della Sardegna
assessorato della pubblica Istruzione, beni culturali, informazione spettacolo e sport

CNC – centre national du cinéma et de l’image animée

con il sostegno di
Provincia di Carbonia Iglesias
Provincia di Cagliari
Scam – bourse institutionnelle

montaggio: Aline Hervé
suono: Gianluca Stazi
fotografia: Giuseppe Casu
musica originale: Difondo
aiuto regia: Paolo Ferri
supporto tecnico: Nanni Pintori
color correction: Ercole Cosmi
traduzioni: Coralie Bidault e Laura Sanna
produzione: Salvo Accorinti (Sitpuntocom) e Didier Zyserman (Zebras Films)
produzione esecutiva: Tratti Documentari

Testimonianze dalla miniera: follia e orgoglio
Unione sarda, venerdì 25 gennaio 2013
Nella miniera sono entrati tutti e due nel 1972 ed entrambi sono accomunati da vicende di lavoro e di lotte. Silvestro aveva 21 anni, Manlio molti di più. Le loro storie di viscere profonde e di un mare fuori dalla bellezza rapace e dolce, sono narrate nel film “L’amore e la follia” che Giuseppe Casu ha ambientato nel Sulcis-Iglesiente. “Ho scelto il titolo ispirandomi alla favola di De La Fontaine, che si conclude con la condanna della Follia a far guida all’Amore. Anche se ” follia” è un termine forte, qui l’amore per il proprio lavoro e per la proprio terra sembra essere accompagnato da qualcosa che, secondo i punti di vista, può sembrare assurdo”, spiega il regista sulla produzione italo-francese che fa parte del progetto “Tratti in miniera”, curato dall’associazione Tratti Documentari.
“La stessa idea della miniera è quella di un lavoro disumano e folle. Ma è vero che gli stessi minatori ne parlano con orgoglio”, aggiunge su quel legame contraddittorio eppure fortissimo. La miniera ha nutrito questi uomini e ha insegnato loro a vivere. E le vite di Manlio Massole e Silvestro Papinuto si intrecciano sino all’occupazione della miniera di San Giovanni, nel 1992, Quando una trentina di lavoratori si barricano per mesi con altri minatori. Una protesta esplosiva, secondo i media. Per scongiurare la chiusura avevano minato l’ingresso con tremila chili di esplosivo. Nei fotogrammi scorre il trauma della fine e l’amarezza di padri che avrebbero voluto lavoro anche per i figli, con nuove imprese al posto di una miniera inaridita. Il film si apre in maniera suggestiva, con il ricordo della rivolta nella voce di uno dei protagonisti, mentre la camera sembra ipnotizzata dal muro di pietra dell’esterno. Quindi si scende nel buio dei cunicoli di quelle rocce che parte opprimevano e in parte proteggevano, nelle sensazioni rievocate dai testimoni. Come anche la sete di conoscenza della prima volta in cui ci si caverna. Riemerge un quotidiano di fatica dei singoli e in cui fare il cronometrista era un “lavoro infame, disastroso” a danno di altri uomini che divenivano soggetti di una sopraffazione, secondo dopo secondo. Il sistema Bedeaux, ideato per massimizzare la produzione, eliminando i tempi morti, era implacabile. Anche i dati e le cifre sui registri sono testimoni crudi di quella realtà registrata pure dai filmati negli anni 90.
“L’amore e la follia”, dopo la proiezione al Torino film festival (era in gara anche per il premio Cipputi, con un buon successo di pubblico e critica), viene presentato in Sardegna. Oggi, alle 20, alla cineteca sarda di Cagliari (Viale Trieste 126), presenti l’autore e Silvestro Papinuto. Domani, alle 19, a Iglesias, nella sede Arci (sala ex mattatoio, in via Crocifisso). Previste proiezioni in alcune città della penisola, in attesa di una definita circuitazione nelle sale. Che sarebbe dovuta alla bella testimonianza filmata da Casu.
Manuela Vacca

ArticoloUnioneSarda
La vita in miniera tra storia e attualità

La nuova Sardegna, 25 gennaio 2013
CAGLIARI. In concorso al Torino Film Festival dello scorso novembre, nella sezione documentaria (in palio il celebre premio Cipputi), il film di Giuseppe Casu, “L’amore e la follia”, verrà presentato stasera a Cagliari e domani a Iglesias. È stato prodotto dall’associazione Tratti Documentari, con la partecipazione del Centro nazionale della cinematografia, in Francia, e della Regione Sardegna.
I due appuntamenti sono previsti per le 20 nella sala della Cineteca Sarda – Società Umanitaria, in viale Trieste 126 e, domani, alle 19 presso l’Ex Mattatoio di Iglesias, in via Crocifisso.
Trattandosi di una storia – o meglio due storie parallele – di miniera, il titolo, nel corso della presentazione del film alla stampa, ha suscitato qualche curiosità. E il regista – anche operatore alla macchina – lo spiega con la famosa contraddizione psico-antropologica del lavoro minerario: durissimo, folle, ma anche atto d’amore nei confronti di quella costante avventura nel sottosuolo.
L’avventura “folle e amorosa” la si ritrova nelle biografie dei due testimoni/protagonisti. Silvestro Papinuto, oggi sessantunenne (presente all’anteprima), figlio di minatori, entra in miniera a 23 anni. Il luogo è San Giovanni, miniera metallifera a metà strada tra Iglesias e Gonnesa, chiusa nel 1992, dopo una dura lotta che portò all’occupazione dei pozzi. Documentata da numerosi spezzoni filmici tratti dall’informazione televisiva, quella battaglia preoccupò non poco le istituzioni, visto che i lavoratori si erano portati dietro una bella quantità di esplosivo e minacciavano di usarlo.
L’altro personaggio è Manlio Massole, nativo di Buggerru, insegnante e poeta per diletto, oggi ottantaduenne che, a quarant’anni, quando i bacini metallurgici dell’Iglesiente sono già in crisi, decide di cambiare mestiere. Farà il cronometrista proprio a San Giovanni, ovvero, userà il famigerato metodo Bedaux, che dovrebbe ottimizzare il lavoro manuale e che, in realtà, taglia continuamente i tempi di lavorazione, facendo risparmiare l’impresa.
I due, virtualmente contrapposti sul lavoro, finiranno per stare assieme dentro il pozzo, sostenendo le ragioni degli operai; ovvero consapevoli che l’era mineraria è finita per sempre, ma convinti che a Iglesias come in tutto il territorio circostante dovrebbero nascere nuove imprese.
Non c’è bisogno di sottolineare la tragica attualità dell’interrogativo posto dai due protagonisti – eppure sono passati vent’anni da quella chiusura – ma il senso del film sta piuttosto nel recuperare la memoria di che cosa è stata, nell’isola, la civiltà e “umanità” mineraria, e non in tempi remoti ma piuttosto l’altro ieri.
Così il film vive quasi di associazioni visive e auditive: le poesie di Manlio Massole creano quel corto circuito esistenziale tra amore e follia che rimbalza poi nelle giornate di lotta, anche queste trascritte come esperienza formativa straordinaria, sia pure destinata alla sconfitta; le riflessioni di Silvestro Papinuto sul fatto che la cultura del “saper fare”, delle mani, prima o poi, si riaffaccerà nella civiltà umana, non è solo nostalgia. Infine, quella continua visualizzazione di un iglesiente sempre più conosciuto per le bellezze selvagge, soprattutto marine (Buggerru, Cala Domestica, Portixeddu, Pan di Zucchero, sembra voler ricordare quale passato nascondono quei luoghi destinati al turismo.
Gianni Olla

Link progetto:
Miniere

per informazioni:
www.tratti.org – info@tratti.orgLink esterno:
tratti.org

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