Di bianco c’è solo il telo

“Di bianco c’è solo il telo” un audio documentario di Elisabetta Ranieri.

di bianco c'è solo il telo

Antonio Boccuzzi sopravvissuto al rogo della Thyssen-Krupp, oggi parlamentare del Partito Democratico, ci accompagna nelle strade di Torino e – attraverso il suo vissuto – ci racconta come è cambiata la città-fabbrica. Il percorso da ragazzo a uomo, l’alternarsi delle stagioni viste da dietro le finestre dello stabilimento; il susseguirsi dei turni che fanno confondere la notte con il giorno; il lavoro vissuto come valore. E poi l’incendio che uccide i suoi compagni e una parte di Antonio. Da allora è cominciato un altro percorso, coerente con quello da operaio nella città-fabbrica, un percorso doloroso ma vitale, con l’obiettivo di riportare l’attenzione sul tema della sicurezza sul lavoro e per reclamare giustizia.

Roma, 19 dicembre 2012
Museo storico della Liberazione, Via Tasso 145, Roma – h 19:30

Autrice
ELISABETTA RANIERI collabora presso Radio Popolare. Laureata in Scienze della Comunicazione Pubblica ed Internazionale, ha partecipato al progetto “Cooperare” della facoltà di Ingegneria del Cinema del Politecnico di Torino, lavorando sugli archivi multimediali ed industriali e puntando da un lato alla valorizzazione ed al riuso e dall’altro alla creazione di nuove modalità di conservazione. Attualmente cura per il Politecnico di Torino la ricerca dal titolo: “Archivi radiofonici e storia sociale: documenti, memoria e partecipazione tra le voci di Radio popolare”.
anteprime audiodoc

Memoria
ANTONIO BOCCUZZI è dal 29 aprile 2008 Deputato della Repubblica Italiana per il Partito Democratico. Ha lavorato per 13 anni come operaio allo stabilimento Thyssen Krupp Acciai Speciali Terni SpA di Torino. E’ l’unico superstite del rogo che, nella notte tra il 5 e il 6 dicembre del 2007, ha ucciso 7 operai. Nella sua attività di parlamentare ha presentato una proposta di legge, come primo firmatario, per l’istituzione di un Giorno della memoria delle vittime sul lavoro e altre disposizioni per l’informazione sui problemi della sicurezza sul lavoro.

Crediti
Elisabetta Ranieri: scrittura, ricerca, regia e montaggio
Massimiliano Coccia: scrittura testo documentario Amadei
Marzia Ciamponi: registrazioni in presa diretta dalla sentenza
Fabio Antoci: registrazioni in presa diretta intervista Boccuzzi
Simone Musto: musiche
Gianluca Stazi: supporto tecnico

Contatti
elisabettaranieri@hotmail.com
[3408738624]

Ascolti Collettivi
Roma, Museo storico della Liberazione, Via Tasso 145, 19 dicembre 2012 ore 19:30 (anteprima)

Appunti di lavoro
Questo documentario è nato da due diverse esigenze. Ascoltando l’audio del documentario di Amadei sono rimasta molto colpita dal testo della lettera scritta da “un morto bianco”. Un operaio che spiega al figlio il perché della sua scomparsa e cosa vuol dire fare questo lavoro. Ho iniziato a sentire la necessità di dover approfondire quella storia nata da una lettera di un padre ad un figlio. Ho iniziato a pormi delle domande: Chi sono gli operai di oggi e chi erano quelli di ieri? Cosa vuol dire lavorare in fabbrica? Quanti sono gli operai in Italia? Cos’è l’odore della fabbrica, i turni, la fatica, la dedizione al lavoro…domande semplici, apparentemente banali forse, ma utili a ricostruire in maniera chiara il profilo di quella classe operaia che sembra oggi essere dimenticata. Per trovare le mie risposte, mi sono affidata alla testimonianza diretta di chi ha vissuto la fabbrica, i suoi ritmi, le sue rinunce. Cinque anni fa a Torino scoppiava l’inferno. Un rogo nello stabilimento dell’acciaieria tedesca della ThyssenKrupp uccideva sette operai della linea 5. Tutti morti tranne uno. Un solo superstite, Antonio Boccuzzi, che ancora oggi si chiede perché lui si è salvato e gli altri no.
Ho chiesto ad Antonio di accompagnarmi nel suo mondo, di spiegarmi le sue regole ed i suoi respiri, i ritmi accelerati e le sue pause. Siamo partiti dall’involucro di quel cosmo ormai in disuso. L’ex Thyssen mi è comparsa davanti in tutta la sua maestosa decadenza. Lo scheletro di ciò che è stato mi ha investito con tutto il suo peso e la sua storia e ne è nato questo lavoro. Non un’inchiesta giornalistica, con date di riferimento, epilogo della sentenza o altro, ma solo un racconto. Una storia di quelle semplici con la sola pretesa di spiegare chi erano e chi sono oggi gli operai del turno “6-2”, perché non basta una sentenza per cancellare tutto, perché non bisogna mai dimenticare, ma soprattutto perché dobbiamo assumere coscienza e consapevolezza di una classe operaia ancora viva che lavora in sordina, senza fare rumore come se fosse neve.

Materiali di repertorio
All’interno dell’audio documentario sono stati inseriti diversi documenti audio esterni. In particolare è stato utilizzato l’audio del cortometraggio “Di lavoro si muore” scritto da Massimiliano Coccia e Aureliano Amadei e diretto da Aureliano Amadei.
La telefonata in diretta dalla Thyssen la notte dell’incendio è stata presa dalla registrazione del TG1 del 06-12-2007.
Un inserto tratto dal documentario “La fabbrica dei tedeschi” di Mimmo Calopresti girato nel 2008.

La registrazione in presa diretta riguardante la sentenza del processo Thyssen è stata registrata da Marzia Ciamponi.

Musica originale
composta e registrata da Simone Musto.

Periodo di lavorazione
novembre 2012 – dicembre 2012

I luoghi del documentario
Torino

Mezzi Tecnici
L’intervista ad Antonio Boccuzzi è stata registrata fuori l’ex sede della Thyssen di Torino con uno Zoom H2.
Il montaggio del documentario è stato eseguito negli studi di Radio Popolare Milano con i programmi Wavelab e Vegas

Il MUSEO STORICO DELLA LIBERAZIONE è stato allestito nei locali dell’edificio che, nei mesi dell’occupazione nazista di Roma (11 settembre 1943 – 4 giugno 1944), venne utilizzato come carcere dal Comando della Polizia di sicurezza. Le celle di detenzione, che allora occupavano l’intero stabile mentre ora soltanto due dei quattro appartamenti destinati a museo, sono ancora come furono lasciate dai tedeschi in fuga. Queste stanze sono oggi dedicate alla memoria di coloro che vi furono detenuti, e ricordano le più drammatiche e significative vicende nazionali e romane dell’occupazione. Il Museo, nello spirito della lotta per la liberazione dal nazifascismo, collabora e promuove iniziative che abbiano obiettivo l’affermazione e difesa della dignità della persona umana, posta a fondamento della Costituzione della Repubblica (art. 2)

2 pensieri su “Di bianco c’è solo il telo

  1. Pingback: Tilla | Sud De-Genere

    • Salve Doriana…
      mi è giunta voce anche di altre gesta avvenute in stazione, per non parlare poi di quelle ambientate a Coimbra o a Londra…
      Viva Elisabetta !
      Ciao

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