Antonina al FilmMaker Fest 2012 – Milano

In questa edizione il FilmMaker Fest, Festival Internazionale di Cinema di Milano, incontra l’audio documentario con Audiodoc, la prima associazione di autrici e autori di audio documentari nata in Italia.
Il 7 e il 9 dicembre, presso La Fabbrica del Vapore, Spazio Ex Neon, Audiodoc propone ascolti collettivi e un incontro dedicato al sonoro nel racconto della realtà.

Esistono particolarità, sia nella ripresa sia nella fruizione dei documenti, che hanno reso e rendono l’audio documentario specifico rispetto ad altre forme di racconto della realtà. Anzi in molte occasioni l’audio si rivela più potente ed efficace di altri mezzi di comunicazione.

Primo appuntamento con Audiodoc il 7 dicembre alle 14.00, presso La Fabbrica del Vapore, Spazio Ex Neon. L’incontro “Fare del suono un documento”, a cura di Jonathan Zenti, individuerà i passaggi e le caratteristiche che rendono il suono specifico per la produzione documentaria rispetto ad altre forme narrative.

Sempre il 7 dicembre alle 16.00, Spazio ex Neon, Audiodoc presenta:

Antonina, di Gianluca Stazi e Giuseppe Casu
L’isola che c’è, di Daria Corrias e Alessandro Serranò

Il 9 dicembre alle 16.30, Fabbrica del Vapore, Spazio Ex Neon, Audiodoc presenta:

Kater I Rades, il naufragio che nessuno ricorda, di Ornella Bellucci
Così fan tutti. La fine delle case chiuse, di Lea Nocera e Daria D’Antonio

Gli audio documentari proposti come ascolti sono realizzati da soci Audiodoc.

FilmMakerFest_locandinaWEB

Nell’edizione 2012 del FilmMakerFest,la giuria composta dai soci Audiodoc:
Ornella Bellucci
Marzia Ciamponi
Daria Corrias (presidente audiodoc)
Elisabetta Ranieri
Gianluca Stazi (presidente giuria)
consegnerà una targa premio al film col miglior utilizzo del suono tra i finalisti al concorso.

DER GLANZ DES TAGES (The Shine of the Day)
Austria 2012 Super 16 mm, colore, 90 min.
Regia: Tizza Covi, Rainer Frimmel
Sceneggiatura: Tizza Covi, Rainer Frimmel, Xaver Bayer
Fotografia: Rainer Frimmel
Montaggio: Emily Artmann, Tizza Covi
Sound Design: Manuel Grandpierre

Philpp Hochmair è un giovane attore di successo che lavora nei maggior teatri di Vienna e Amburgo. Immerso nella routine dello studio dei copioni, delle prove e delle esibizioni, perde gradualmente il contatto con la realtà quotidiana. La visita dello zio Walter, da sempre tenuto a distanza dalla famiglia, lo spingerà a mettersi in discussione, rivelando un nuovo senso della parola libertà.
Dopo essersi fatta notare con La pivellina, la coppia di filmmaker italo-austrica continua a seguire le tracce del gruppo circense che attraversa l’Europa. Lo zio Walter è uno di loro: ormai a fine carriera, cerca una nuova comunità a cui poter donare il suo tempo e la sua esperienza. La trova al fianco di un nipote, a cui sconvolgerà l’esistenza, e di una famiglia migrante, all’interno della quale finisce per rivestire il ruolo di un nonno attento e burlone. Le immagini avvolgenti e precise si uniscono perfettamente a una drammaturgia sottile e rarefatta, capace di restituirci quell’impressione di realtà, effetto ambito da molti ma così difficile da raggiungere.

EL IMPENETRABLE Argentina/Francia, 2012 HDV, colore, 95 min.
Regia: Daniele Incalcaterra, Fausta Quattrini
Sceneggiatura: Daniele Incalcaterra
Fotografia: Daniele Incalcaterra, Fausta Quattrini, Cobi Migliora
Montaggio: Catherine Rascon
Sound Design: Agustin Alzueta, Luciano Bertone, Sakio Hiraiwa
Musica Originale: Pablo Gignoli

Cinquemila ettari di foresta vergine sono l’eredità paterna lasciata al documentarista Daniele Incalcaterra e al fratello. L’appezzamento è nel cuore del Chaco, la seconda estensione boschiva dopo l’Amazzonia, definita “impenetrabile” dagli spagnoli all’epoca della conquista. Arrivato in Paraguay con l’intenzione di restituire quella terra al suo popolo originario, i Guarnì, il regista si trova di fronte a una realtà molto più complessa di quella immaginata: un vero far west con terre da conquistare, indiani da sterminare, predoni dalle immense tenute agricole e ricchissime risorse naturali in gioco. Inizia un’avventura non preventivata che diventa un film sul confronto con un’altra cultura, con una storia e una società lontana dai percorsi europei e apparentemente impenetrabile: un percorso individuale che attraverso l’incontro/scontro con grandi latifondisti e burocrati della corrotta amministrazione paraguaiana arriva a ridefinire il concetto di proprietà e la salvaguardia di un ambiente, trovando una nuova posizione tra colonizzatori e territori colonizzati.

LE DOSSIER 332 Francia/Germania, 2012 HD, colore, 43 min.
Regia: Noëlle Pujol
Sceneggiatura: Noëlle Pujol
Fotografia: Noëlle Pujol
Montaggio: Andreas Bolm
Sound Design: Andreas Bolm, Eric Lesachet

Le tranquille vie di una cittadina, gli interni disabitati di una vecchia casa, la montagna che li sovrasta con la sua ingombrante presenza. Elementi del paesaggio che nel film diventano lo spazio in cui far risuonare le parole ufficiali e impersonali di un dossier riguardo l’affido di un minore redatto da assistenti sociali. Il neonato attorno a cui ruotano i documenti è la regista stessa, Noëlle Pujol, separata dalla nascita dai genitori e cresciuta, lontana dai fratelli e dalle sorelle, in una famiglia di Ariège.
“È possibile rintracciare la propria autobiografia attraverso le parole degli altri?” sembra essere la domanda sottesa al film, solo un tassello di una ricerca personale condotta attraverso diverse opere che qui si confronta con il linguaggio freddo del documento. L’impersonalità della burocrazia collide con la persistenza dell’attaccamento a un luogo, le accurate descrizioni sanitarie rendono manifesto il vuoto umano e affettivo, la meccanicità delle ricevute fiscali rivela con precisione il passaggio di una bambina che sta diventando donna. La tensione della montagna incontra l’orizzontalità del linguaggio legale, disegnando l’intimità di un’infanzia difficile.

LEVIATHAN Gran Bretagna/Francia/Stati Uniti, 2012. HD, colore, 87 min.
Regia: Vèrèna Paravel, Lucien Castaing-Taylor
Sceneggiatura: Vèrèna Paravel, Lucien Castaing-Taylor
Fotografia: Vèrèna Paravel, Lucien Castaing-Taylor
Montaggio: Vèrèna Paravel, Lucien Castaing-Taylor
Sound Design: Ernst Karel, Jacob Ribicoff

Girato a bordo di un peschereccio al largo della costa orientale statunitense, Leviathan è un documentario che si avventura ai limiti del filmabile: una coppia di antropologi sceglie di descrivere il meccanismo stritolante e disumanizzante dell’economia di sfruttamento, partendo dalle teorie di Hobbes. Il risultato è un viaggio sensoriale, fuori e dentro l’imbarcazione, con protagonisti marinai, pesci, crostacei, gabbiani, stelle marine, tutti accreditati nei titoli di coda, a ribadire la paternità del film, non solo degli ideatori ma anche delle forze naturali in balìa delle quali si sono trovati a girare.
Ambientato nelle stesse acque solcate dalla baleniera Pequod di Melville all’inseguimento di Moby Dick, il film cattura lo scontro tra uomo, natura e macchina, servendosi di una dozzina di telecamere leggere e low budget (lanciate, legate, passate di mano dai pescatori ai registi). Leviathan è un ritratto cosmico di una delle sfide più antiche dell’umanità, in eterna tensione tra l’oscurità dell’oceano, illuminata da rosse stelle marine, e la forza fulgente del volo dei gabbiani nel cielo tempestoso.

LOOK LOVE LOST Italia, 2012 HD, colore, 66 min.
Regia: Giovanni Maderna
Sceneggiatura: Giovanni Maderna
Fotografia: Giovanni Maderna, Gaia Furrer, Eugenio Maderna
Montaggio: Giovanni Maderna
Musica: Arie dal Don Giovanni di Mozart e Da Ponte

Come sentirsi a casa durante il viaggio senza sosta dell’esistenza? Come sentirsi in viaggio durante le lunghe soste che si depositano in fondo al cuore? Questi interrogativi sono alla base della ricerca esistenziale e formale dell’ultimo film di Giovanni Maderna, che – come recita il sottotitolo “tentativi per tenere assieme la vita” – insegue il quotidiano ondeggiamento dei percorsi umani. Giovanni inizia a girare un film occasionale durante momenti di vacanza, pause al mare e in città, in luoghi in cui si sente straniero. Davanti alla camera c’è Gaia, la sua compagna, che talvolta respinge, talvolta sfugge il gioco che la telecamera impone, a tratti prende in mano la situazione trovando le sue immagini per raccontare la vita e la loro storia. Sulle passeggiate in una Londra che perde ogni luce promessa dai raggi obliqui di un sole estivo, si leva la celebre aria del Don Giovanni di Mozart, a sottolineare la precarietà delle immagini e del tempo che segue imperturbabile il suo corso. Un cinema privato che tratteggia l’esistenza sfuggente dell’uomo, uno sguardo che accarezza un baluardo di fronte alla forza delle onde.

MEKONG HOTEL Thailandia/Gran Bretagna, 2012 HD, colore, 57 min.
Regia: Apichatpong Weerasethakul
Sceneggiatura: Apichatpong Weerasethakul
Fotografia: Apichatpong Weerasethakul
Montaggio: Apichatpong Weerasethakul
Sound Design: Akritcharlerm Kayalanamitr

Una madre e una figlia chiacchierano in una camera d’albergo, due fidanzati guardano l’orizzonte sulla terrazza dello stesso hotel, una coppia di artisti dà inizio a una storia… Diverse narrazioni si intrecciano in Mekong Hotel, un film che nasce da un progetto in via di elaborazione, Ecstasy Garden: frammenti di conversazioni private che diventano sospiri fuoriusciti dalla complessa storia delle terre di frontiera thailandesi. L’hotel è nel nord-est del Paese, sul fiume che segna i confini con il Laos, e porta in sé la memoria di un tempo in cui venne trasformato in campo di prigionia. Oggi è vittima delle terribili inondazioni che hanno colpito il Paese nella prima parte del 2011, proprio quando fu girato il film. Pochi istanti d’intervista, di conversazioni, di vita dove i rimossi del passato e le paure del presente si incarnano in presenze fantasmatiche, svelando l’assenza di prospettiva per il futuro. Le mutazioni fantasiose delle scie create dalle moto d’acqua sulla superficie lenta del fiume diventano simbolo del dolce oblio, che apre il tempo alla contemplazione e alla riflessione.

NICHNASTI PA’AM LAGAN Francia / Israele / Svizzera, 2012 HD, colore, 97 min.
Regia: Avi Mograbi
Sceneggiatura: Avi Mograbi
Fotografia: Philippe Bellaïche
Montaggio: Rainer M. Trinkler
Sound Design: Florian Eidenbenz

Le storie di due famiglie si intrecciano sullo sfondo del tormentato Medio Oriente. La famiglia del regista Avi Mograbi è originaria di Damasco e ha vissuto a Beirut, per poi trasferirsi in Israele. Anche l’insegnante arabo Ali al-Azhari è nato a Damasco, ma vive in esilio a Tel Aviv con la moglie ebrea e la figlia. Sognando una realtà che difficilmente può rivivere, il professore scopre da documenti vecchi di trent’anni che alcuni dei suoi parenti e amici sono sparsi tra la Siria, la Palestina e il Libano. Insieme, Mograbi e al-Azhari raccontano le storie delle rispettive famiglie mettendo in luce i punti in comune, reali o metaforici, di vite costrette alla peregrinazione.
Un film in cui la lingua diventa il reale terreno d’incontro in un conflitto politico senza soluzioni, che ha segnato le vite private e le scelte delle rispettive popolazioni, a partire da quella del regista, innamorato di una donna libanese che forse non potrà mai più incontrare.

SNIEGS Lettonia, 2012 HD, colore, 34 min.
Regia: Laila Pakalnina
Sceneggiatura: Laila Pakalnina
Fotografia: Uldis Cekulis, Valdis Celminš, Krišs Rozinš. Uldis Jancis
Montaggio: Krišs Rozinš, Gatis Belogrudovs
Sound Design: Anrijs Krenbergs

La preparazione delle piste da sci è un’attività che impiega un gruppo di persone, pronte a trasformare qualsiasi montagna nell’immagine della vetta innevata in grado di accogliere sciatori di ogni tipo. Sniegs, attraverso una narrazione per ampi piani, sembra raccontarci proprio questo backstage delle nostre settimane bianche, creando un’alternanza tra chi prepara e chi vive la montagna, tra chi lavora e chi si diverte, tra il tempo della messa in scena e la sua rappresentazione.
Potrebbero sembrare parole dal peso eccessivo, sorrette dal coro di voci bianche che punteggia il film, se non fosse che in Lettonia la montagna è pura fantasia: il Paese è pianeggiante e il rilievo più alto raggiunge a mala pena i cinquecento metri. Il sogno della punta innevata è l’utopia di una nazione, che importa un paradiso artificiale fatto di neve sparata e costumi naif.

A ULTIMA VEZ QUE VI MACAU (The Last Time I’ve Seen Macao) Portogallo/Francia, 2012 HD, colore, 85 min.
Regia: João Pedro Rodrigues, João Rui Guerra da Mata
Sceneggiatura: João Pedro Rodrigues, João Rui Guerra da Mata
Fotografia: João Pedro Rodrigues, João Rui Guerra da Mata
Montaggio: Raphaël Lefèvre, João Pedro Rodrigues, João Rui Guerra da Mata
Sound Design: Nuno Carvalho

La telefonata di un’amica lontana, Candy, spinge João Rui Guerra da Mata a tornare a Macao, terra di un’infanzia quasi dimenticata, per risolvere un mistero legato alla scomparsa di alcuni conoscenti che frequentano il mondo notturno della città. Quando arriva sul luogo ogni suo punto di riferimento è sparito, in un mutamento repentino che ha cancellato le tracce della colonizzazione portoghese. Incapace di fornire l’aiuto richiesto e sopraffatto dalla memoria, Rui sarà implicato in una serie di sparizioni e morti che infittiscono il mistero attorno a Candy, che rivela sempre più la sua essenza fantasmatica e sfuggente.
The Last Time I’ve Seen Macao, girato grazie a un piccolo fondo, intreccia una narrazione da thriller con le suggestioni visive di una sinfonia di città, rievocata attraverso la memoria di un bambino che vi crebbe quarant’anni prima. Trovando una nuova apertura nel confine tra cinema di finzione e documentario, la coppia di cineasti si diverte a svelare la potenza ambigua e polisemantica delle immagini, costruendo un poema nostalgico sui fantasmi di una città sognata in un infanzia ormai perduta.

VERS MADRID Francia, 2012 DV/HD, colore, 120 min.
Regia: Sylvain George
Sceneggiatura: Sylvain George
Fotografia: Sylvain George
Montaggio: Sylvain George
Sound Design: Sylvain George

Ballata in tre capitoli che racconta il movimento15M degli indignados in Spagna, Vers Madrid diviene anche una riflessione sui modi in cui filmare il presente nella sua attualità e nei suoi conflitti. Guardando all’esperienza del news reel, Sylvain George si muove invisibile tra le migliaia di persone scese in piazza nella capitale spagnola lo scorso 15 Maggio. Una protesta che, al di là dei confini nazionali esprime la condizione di un’Europa in cui la risposta dei governi alla crisi economica coincide sempre più con una riduzione di democrazia. Nello spazio fisico, ma soprattutto simbolico, della piazza di Puerta del Sol, il cuore della vita nadrilena, prendono vita le «scene di lotta di classe e di una rivoluzione». I microfoni aperti a tutti i cittadini: i visi belli e intensi delle ragazze. La rivoluzione è anche un passo di tango, il suono di un violino, l’organizzazione di un possibile quotidiano. La polizia carica, fughe nella notte, arresti, violenza. Puerta del Sol diventa Piazza Tahrir in Egitto e le altre piazze di altre rivoluzioni, passate e presenti, lo spazio di un’utopia sognata, e ancora possibile, e il suo corpo a corpo con la realtà.


LINK:

audiodoc.it
filmmakerfest.com

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