Anima

L’anima è un vestito.
Una pelle.
L’anima è un corpo. È l’esteso di quel corpo, la sua energia vitale.
Entra in contatto. Con parole, azioni, altri corpi.
Con un testo e altri testi.
Gioca nel mercato degli incontri.
Nell’azione teatrale la multimedialità è nel corpo, nella sua presenza.
L’attore è il supporto.
La storia è una favola e un dramma.
La favola dell’aspirazione al bene.
Il dramma dell’impossibilità a raggiungerlo.
La felicità. Una ferita insanabile.

______________________
Progetto, drammaturgia e regia
Roberta Nicolai

Interpreti
Michele Baronio
Tamara Bartolini
Antonio Cesari
Francesca Farcomeni
Enea Tomei

Costumi e scene
Andrea Grassi

Sound designer
Gianluca Stazi

Frammento della colonna sonora e del testo:

Si fuma. Ci si masturba. Ci si perde nella sbornia.
Si dorme. Vedendo una faccia nuda si ghigna.
Il dente del tempo, mio caro, rode con troppa lentezza. Si fuma! (Si va a fanculo.) Si fa una poesia.
Impudicizia e miseria sono i nostri voti.
L’impudicizia ha spesso addolcito la nostra innocenza.
Per il misfatto che nel sole di Dio fu perpetrato
Ecco, uno nella terra di Dio fa penitenza.
Oppio fumato come tabacco
in baracche di carta cinese, folli di vento…
Sui denti minacciosi, alzati di prima mattina,
un ghigno spunta in mezzo al tabacco marcio.
E spesso sbadigliando, troviamo sulla lingua
un amaro sapore d’arancio.



Non appena un uomo lo estrarrà,
contate le lune, come per mezzo di un manico,
si metterà a strillare, cadendo da una donna, rosso, misero e piccolino.
Lo aspettavano. Con spugna e pannolino!
Con uno squillo di tromba lo salutano.
Con lacrime commosse lo puliscono
da tutte le sozzure.
Da allora gli sono affezionati.
E’ il loro bambino è il loro uomo.
E quando mangia sono così contenti.
Guardano il suo sterco raggianti di gioia.
Gli mettono tra i denti la loro parola.
Dice una cosa. Loro l’hanno già detta.
La iena rosicchia le ossa
e ad essere rosicchiata è la iena.
Loro si mettono nei sogni suoi.
La loro ultima mucca gli scannano…
Quando il suo sentimento lo sommerge
vive nello spavento del loro raccapriccio.
Poiché quei furbi gli hanno tolto la pelle.
Ed è già morto.



Prima che arrivassi, Capo, stavo sognando che la mia cara sorella era in
grande desolazione nel canneto del fiume, dove vanno a finire i cadaveri
suicidi.
Barcollava in strano modo, a testa bassa, come se trasportasse qualcosa
di molle ma pesante, che la spingeva nel fango.
La chiamo. Risponde che doveva portare il
carico dei comandamenti sull’altra sponda senza bagnarlo,
per non cancellare la scrittura.
In realtà sulle spalle sembrava non avere niente,
ma con spavento mi sono ricordato di quando
hai parlato delle grandi virtù pesanti.
Propongo qualche comandamento in meno.
Solo per alleggerirle il peso.
Sono tempi difficili. Per esempio solo la bontà e non l’amore.
O solo l’equità e non la giustizia.
Solo il decoro invece dell’onore.
Solo il lavoro invece dell’impegno.
Solo l’affetto invece della dedizione.
Solo la passione invece della follia…
E’ di più, non di meno.

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Triangolo Scaleno Teatro

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